Il gioco d’azzardo dalle origini ai giorni nostri

Pratica diffusa in tutto il mondo ed eterno simbolo di Las Vegas, il gioco d’azzardo è un piacevole passatempo la cui origine si perde in epoche antichissime. È tuttavia curioso ricordare come il termine italiano ‘azzardo’ derivi dall’arabo “az-zahr”, che significa “dado da gioco”.

La Chiesa era solita demonizzare il gioco d’azzardo a causa dei noti risvolti disastrosi che possono verificarsi, ma ciò non ha impedito lo sviluppo, all’epoca, delle baratterie medievali o dei loro pro-pro-nipoti moderni: i casinò.

Cosa sono i casinò

I casinò, o case da gioco, sono locali fisici adibiti al gioco d’azzardo; fra i principali ricordiamo il gioco del banco, della roulette e delle slot machine. Severamente regolamentati e aperti solo a partire da una certa fascia d’età, i casinò non sono gli unici luoghi in cui ci si può divertire: ormai la stragrande maggioranza di bar e tabacchi è dotata di slot machine, per non parlare della larghissima diffusione del gioco del lotto e delle sue innumerevoli varianti, dei cosiddetti ‘gratta e vinci’, delle scommesse sportive e, non ultimi, dei portali online che offrono dal poker virtuale a siti che emulano in tutto e per tutto i casinò fisici proponendo una vasta gamma di giochi d’azzardo fra i quali optare.

Molto spesso, questi siti, e particolarmente i nuovi arrivati, propongono un bonus di benvenuto ai propri utenti: chi si iscrive ha a disposizione una certa somma di denaro da scommettere, per iniziare a giocare senza investimenti iniziali, ma continuando a farlo con i soldi che si vincono man mano.

Il fascino del gioco d’azzardo… e i suoi rischi

Sarà la smania di fare vincite più o meno consistenti, sarà il brivido della scommessa, ma il gioco d’azzardo in ogni sua forma ha ammaliato, e continua tutt’ora ad ammaliare, decine di giocatori e appassionati. Ma qual è l’appeal del gioco d’azzardo? Uno spasmodico ricorrere a questa pratica, che rimane comunque divertente, fu prima considerato “peccaminoso”, come abbiamo accennato più sopra, poi patologico. Il gioco d’azzardo venne infatti inserito all’interno dello spettro dei disturbi del controllo degli impulsi assieme alla piromania, la cleptomania e tanti altri e in seguito, come possiamo leggere

su questo sito, e fu spostato fra le dipendenze, al pari dell’alcolismo o dalla dipendenza da stupefacenti e oppiacei.

Recenti studi, infatti, spiegano come un comportamento patologico e frenetico verso il gioco d’azzardo sia frutto e al contempo artefice di profondi sbalzi all’interno del delicato ecosistema biochimico del nostro cervello. Così come avviene a seguito del consumo di alcool, il gioco d’azzardo stimola la produzione di una sostanza chiamata “dopamina”, che determina un senso di soddisfazione e benessere, di piacere nell’individuo. L’interruzione del consumo di alcol porta a sentire la necessità fisica di bere in quantità maggiore, e lo stesso vale per il gioco: è così che si diventa dipendenti. Bisogna per questo smettere di giocare o di bere? Beh, assolutamente no.

Come dicevano gli stessi latini, “in medio stat virtus”: la chiave di tutto è la moderazione. Una birra il sabato non ha mai ucciso nessuno, e nemmeno il gratta e vinci della domenica. L’importante è non arrivare a vendersi casa per pagare i debiti di gioco o a farsi venire una cirrosi epatica.